venerdì 15 febbraio 2013

NEL MILIARDO.



 E noi c'eravamo così,

senza coreografie prestabilite e senza musiche imposte per l'occasione. C'eravamo, burine e sanguigne, che il sangue dato (le donne hanno sempre sangue da dare) deve pur tornarci indietro con il movimento e le vene gonfie per la stanchezza del ritmo, con il fiato che non regge ma ci riempie i polmoni. Noi c'eravamo perchè non c'è niente di più spirituale che il corpo che si fa sentire vivo in ogni sua parte, con i maglioni appiccicati e con le guance rosse.  

 

 https://www.facebook.com/photo.php?v=3790870709309&set=vb.1803383639&type=2&theater



Perchè noi ci siamo quando dobbiamo dire al mondo che il nostro corpo vale uno ma anche più di uno, che se diamo più di quel che ci è richiesto non vuol dire autorizzazione a usarci, spremerci, sfruttarci. Noi ci siamo perchè non portiamo rancore ma siamo capaci di capire una cosa giusta da una ingiusta e di prendere una posizione, ci siamo quando dobbiamo fare finta di non aver capito, quando abbiamo capito tutto e quando non c'è niente da fare di fronte all'incomprensibile. Ci siamo perchè noi non vogliamo perderci.








venerdì 1 febbraio 2013

VIOLENZA INTRAFAMILIARE E POTERE ECONOMICO.

In questi giorni una "nostra mamma" è stata intervistata dall'ANSA per commentare la notizia della sentenza di Strasburgo (sulla sentenza leggi qui un articolo: http://www.lastampa.it/2013/01/30/italia/cronache/l-italia-non-garantisce-i-padri-divorziati-cdlHp9ey0K5BYhJWAwDbRM/pagina.html). E questa è l'intervista alla mamma Silvia Pera:

http://www.ansamed.it/web/notizie/videogallery/italia/2013/01/30/Sentenza-papa-separati-madre-ok-ma-slogan-pubblicitario_8162374.html


ORA.

ora.

Ora.

A parte che il titolo dell'articolo fa esclusivo riferimento ai padri, defraudati del diritto (leggittimo) a "viversi"  i propri figli (e mi chiedo perchè si punti l'attenzione -finanche nell'impostazione di una frase- ancora sul diritto violato del padre e non su quello della figlia a "viversi" il padre) il punto è che ben presto orde di malaffaristi del pensiero si sono accaniti ad avallare, con questa sentenza, la tesi della modifica alla legge 54/06, contenuta nel famoso DDL 957. Per inciso, e brevemente, le modifiche in questione sarebbero relative a:

  1. introduzione del doppio domicilio (sempre, a prescindere dalle situazioni soggettive e dalla volontà anche dei bambini: il doppio domicilio è, per i sostenitori del ddl 957, un dovere dei separandi in funzione del concetto della bigenitorialità)
  2. mantenimento diretto (cioè: che le donne guadagnino statisticamente di meno o che abbiano avuto meno opportunità di inserimento lavorativo -anche e soprattutto perchè ogni gravidanza rappresenta un attentato all'automantenimento delle stesse- è una mera invenzione delle streghe femministe)
  3. accettazione pacifica della PAS e della "sindrome della madre malevola" (TADà!! Se sei madre ne soffri certamente in latenza, se non lo sei hai la sindrome della non accettazione, nel frattempo ti subisci l'infelice destino dovuto all'esclusivo impazzimento ormonale che colpisce ogni donna. E poi non venitemi a dire che non è un pensiero ontologicamente misogino e tipicamente da medioevo mentale).
 Tuttavia, chiunque può benissimo e facilmente fare una autonoma ricerca sul decreto in questione.
Dato che siamo in pieno periodo elettorale,  chiedo ai rappresentanti dei vari partiti e movimenti politici di esprimersi chiaramente al riguardo, così che una questione tanto importante diventi finalmente un atto di consapevolezza collettivo e un inizio di riflessione seria sulle dinamiche che determinano, nel nocciolo, le disparità sociali di genere, vero corroborante al femminicidio. Cito, in conclusione, Elvira Reale (direttrice del Centro Clinico sul maltrattamento delle donne presso la U.O. di Psicologia Clinica -ASL Na 1- e responsabile del Centro ascolto antiviolenza del Pronto soccorso dell’Ospedale San Paolo di Napoli):

“Nessuno nega il principio della bigenitorialità, come quello delle pari opportunità che vogliamo solo ricordare, per rispetto della storia, essere stato professato dai movimenti delle donne per equilibrare in tutti i settori – economici, politici e sociali – il loro diritto violato alla parità con gli uomini. Come donne conosciamo bene il disagio di chi conta meno o è valutato meno nel rapporto con le istituzioni, quindi siamo le prime a volere un diritto alla bigenitorilaità che sia finalmente diritto alla paternità responsabile e condivisione dei compiti domestici e di cura (gli uomini in Italia sono gli ultimi nella classifica europea in termini di ore prestate al lavoro domestico e di cura). Giova alle donne la condivisione e la bigenitorialità prima che agli uomini. Detto questo, siamo legittimate più degli uomini, a parlare di mobbing genitoriale o familiare – ma non certo della sindrome della PAS che è una vera invenzione non riconosciuta scientificamente – perché lo strumento principale su cui si fonda il mobbing, come d’altra parte quello lavorativo, è il detenere una posizione di potere con maggior potere economico, posizione che ancora oggi in questo contesto sociale è detenuta più dagli uomini, che non dalle donne. Ecco un esempio di mobbing genitoriale, che non ha niente a che vedere con la PAS ed i supposti criteri della sindrome, ma si fonda su elementi molto concreti e concretamente comprovabili da tutti. [....]
Infine come donne sappiamo molto bene, e lo sa bene anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite, come l’origine della violenza degli uomini sia nel dislivello di potere sociale ed economico tra i due sessi. Questa differenza di potere è quindi causa della peggiore delle violenze al mondo: quella intrafamiliare" ( FONTE: http://blog.ilmanifesto.it/antiviolenza/2012/06/19/pas-no-mobbing-genitoriale/)

Vittoria Camboni.

martedì 29 gennaio 2013

News: ANDREA COFFARI OGGI SU POMERIGGIO 5



Il Presidente del Movimento per l'infanzia, l'avvocato Andrea Coffari,

 oggi 

sarà ospite  della trasmissione 

"Pomeriggio 5" 

 condotto da Barbara D'Urso per discutere sul caso della comunità 

"Il Forteto".

 


 
"L'adultocentrismo è il modo in cui noi esseri umani ci trasmettiamo i traumi e la violenza"

venerdì 11 gennaio 2013

"Le colpe dei padri ricadono sui figli"?

"I padri han mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati" è un passo della Bibbia, Geremia, 31 In cui si dice che Le colpe dei padri ricadono sui figli.


 Thò, guardate.
La figlia adottiva di Togliatti, il "Migliore", è la ctu di Ginevra Amerighi. Per una sua azzardissima e opinata perizia la vita di una madre e di una bambina di 18 mesi è stata spezzata. Ora questa ctu è sotto denuncia, sbugiardata dalla registrazione di una sua confessione di "malafede deontologica". 

e

Da tempo mi arrovellavo il cervello chiedendomi come fosse possibile che da Nilde Iotti e Palmiro Togliatti potesse uscire un personaggio simile. Ora scopro che al "Migliore" è associata una storia inquietante, fatta di brutalità sulla pelle del figlio biologico, avuto dalla prima moglie Rita. Mi ha fatto rabbrividire, ripensando a quanti figli di uomini sono stati abbandonati al loro destino, messi da parte per le logiche di potere, per la smania (questa si, istrionica) di essere sempre considerati i migliori. Ho ripensato al primo figlio di Mussolini, morto a 26 anni in manicomio invocando la madre, pensando che la madre fosse morta (così gli dicevano) mentre lei era ricoverata in un'altro manicomio. Ho pensato alle implicazioni della psichiatria per abbattere figli scomodi, rigurgiti non accettati delle coscienze, elementi che possono mettere in discussione chiunque si crede il padreterno. Che le donne fossero sempre state accusate di essere le predilette del diavolo mi era chiaro, ma che i figli delle donne scomode fossero il prolungamento virulare da estirpare, non lo avevo per niente capito prima d'ora.


Vittoria.

giovedì 13 dicembre 2012

A PROPOSITO DI VIOLENZA.

L'Associazione L'Universo Dentro da tempo denuncia comportamenti pregiudiziali a danno delle donne, di cui la violenza è l'epigono più evidente. Come membro del Movimento per L'Infanzia, L'universo Dentro ha organizzato un convegno, lo scorso 10 Dicembre, sulla PAS:
uno dei pregiudizi culturali che copre maltrattamenti a danno delle donne denuncianti e dei loro figli.

 Cerchiamo di squarciare il velo omertoso che sottosta ai comportamenti banalmente maltrattanti, meno evidenti nella fattispecie violenta perchè insiti in un quotidiano in cui non avvengono fatti eclatanti ma che rappresentano la classica goccia che scava la pietra. Quella goccia va riconosciuta parlando CON le donne maltrattate, non solo DELLE donne maltrattate. La violenza non è tanto un atto di genere (anche le donne sanno esserlo) ma un fatto prettamente culturale che le stesse donne devono riconoscere perchè, per i più svariati motivi, esse sono la parte più debole nella nostra società. Uno dei motivi di questa debolezza risiede nella stessa condizione biologica della donna, che la impegna in maternità non adeguatamente tutelate e, specie nei primi anni, in lavori di accudimento quasi esclusivi attorno all'anello debole, perchè indifeso, per eccellenza: l'infanzia.

 L'Universo Dentro denuncia da sempre come, sul fenomeno dei maltrattamenti, vi sia una corresponsabilità collettiva da indagare con riflessioni e discussioni importanti da fare a livello culturale.


Vittoria Camboni

 
Per informazioni: 392 2867070

mercoledì 12 dicembre 2012

La società adultocentrica e la PAS


Quali sono i risvolti culturali che permeano le scelte politiche e sociali della vita nel nostro Paese?
 La riflessione si muove dalla constatazione che il mondo infantile è considerato attributo di quello adulto. Ad esempio: la PAS (Sindrome di alienazione parentale).

Parliamone
Benchè tale Sindrome sia stata ufficialmente disconosciuta dalla comunità scientifica nazionale e internazionale, essa continua ad essere presente in molti tribunali e,  in latenza, nelle intenzioni di molti ausiliari dei giudici che, eludendo la necessaria fase indagatoria al fine del  riscontro di dati oggettivi, nel caso di conflitti genitoriali si appoggiano ad un uso indiscriminato della psichiatria/psicologia, segnando l’inidoneità di uno dei due genitori quale conseguenza del rifiuto dei figli ad avere relazioni, o rapporti temporalmente uguali, con l’altro genitore. Con l’utilizzo della PAS (che, è bene ricordarlo, si vuol far passare come malattia mentale ma che è stata disconosciuta dalla comunità scientifica nazionale e internazionale) si attua una totale contrapposizione con la scelta dei figli verso il genitore preferito, considerato malevolo perché condizionante, e li si cura seguendo uno specifico protocollo volto alla riprogrammazione affettiva degli stessi in percorsi psicoterapeutici svolti in ambiente neutro (istituti in cui i bambini dovranno soggiornare anche per anni, lontano dai propri amici e dai parenti frequentati quotidianamente nonchè dai propri luoghi conosciuti) al fine di permettere il totale distacco emotivo dalla realtà affettiva pregressa. Al termine del processo di riprogrammazione i bambini saranno affidati in via esclusiva al genitore inizialmente rifiutato.
Il tutto, si ripete, in esclusione delle indagini sui casi specifici nell’analizzare i rapporti tra i genitori e i figli prima della separazione. Il fenomeno si è notevolmente e tristemente espanso e, anche dove non vi sono epiloghi drammatici come quello descritto, ha permeato di fatto tutto il sistema culturale e sociale.

La Pas presuppone che qualunque rifiuto di un bambino nei confronti di un genitore sia il sintomo di una patologia psicologica/psichiatrica indotta dall’altro genitore. Dunque vi sarebbe un bambino malato, un genitore alienato e un altro alienante. Il genitore alienante sarebbe generalmente la madre, in quanto più spesso collocataria rispetto al padre. Il collocamento prevalente favorirebbe sentimenti di rivendicazione nella strumentalizzazione del bambino, indotto all’odio verso il padre. Questo comportamento presupporrebbe inoltre altri stati patologici nella psiche materna, definita malevola in quanto rancorosa verso l’ex compagno. Infine, il livello di collera della donna, esplicitato attraverso l’uso della prole contro il nemico padre, ne svelerebbe una personalità borderline.
Tale schema, così sinteticamente descritto, si è ripetuto innumerevoli volte negli ultimi anni ed è stato accompagnato da un’intensa propaganda mistificatoria tendente a mettere sotto accusa le madri denuncianti, in quanto “sicuramente alienanti”. Il punto è che la diagnosi di “Pas” è effettuata solo sulla base del rifiuto di un bambino a frequentare o ad avere gli stessi tempi di relazione con entrambi i genitori. La parte pregiudiziale è proprio nella mancanza di indagini sulla natura delle relazioni pregresse tra i figli e i genitori. Nessuno nega che vi possano essere genitori che corrispondono ad un preciso modello alienante: genitori  che in effetti spariscono nel nulla con i figli al seguito, impedendo la relazione con l’altro genitore, radicando nei figli il sentimento di abbandono dell’altro. E’ ovvio: nella casistica dei comportamenti criminosi tutto è possibile. Ma genitori che comunicano ai figli odio verso l’altro genitore laddove i figli invece nutrono amore e attaccamento, normalmente generano l’effetto contrario: ovvero attirano su di sè il disprezzo dei figli che, anche se allontanati, continueranno a chiedere e a manifestare l’attaccamento al genitore non più presente. Per di più, in un rapporto normale tra genitori e figli spesso sono gli stessi figli che continuano a chiedere la presenza dei genitori anche quando questi ultimi, per loro volontà o altre esigenze, si allontanano!  Inoltre, spesso tale diagnosi è suggerita dagli ausiliari del giudice (assistenti sociali e tecnici incaricati), che appunto trovano in una soluzione preconfezionata, da relazionare al giudice, un veloce epilogo al loro interessamento sui casi assegnati. In tutto questo c’è da considerare che
·         i bambini non sono mai ascoltati: i loro comportamenti sono solo interpretati attraverso le parole dei genitori (che ovviamente diranno cose diverse)
·         la conflittualità tra i genitori, per qualunque motivo (anche nel caso di denunce di abusi e maltrattamenti) favorisce spesso l’allontanamento dei bambini in Istituti e il loro sradicamento dalla famiglia di origine (compreso i nonni e gli zii, visti come collaboranti nel conflitto)
·         nel caso di sentenza con diagnosi di PAS il bambino, riconosciuto come malato (ripetiamo: in modo assolutamente inopportuno), viene curato con il seguente protocollo (codificato dal suo teorico R. Gardner):
1.      la terapia della minaccia “Se non vai con papà non vedrai mai più la mamma” (terapia a volte messa in atto dagli assistenti sociali)
2.      allontanamento in Istituto lontano dal proprio ambiente per favorirne la “riprogrammazione” affettiva attraverso lo “scollegamento” con la realtà affettiva pregressa, compreso la scuola di provenienza e tutte le altre attività svolte sino ad allora dal bambino  (tutti i neretti sono stati ripresi da relazioni e sentenze emesse)
3.      affidamento esclusivo al genitore rifiutato e allontanamento dal genitore cercato.

A questo si aggiunga l’anomalia della mancanza del diritto al contraddittorio nei Tribunali dei Minori (non in quelli Ordinari), per cui può capitare che una sentenza sia emessa senza l’audizione degli interessati ma solo sulla base delle relazioni fornite dagli ausiliari del giudice (che, come detto, spesso non indagano sulle relazioni pregresse e tendono a punire la conflittualità del genitore maggiormente denunciante), così come accade che una diagnosi sia effettuata senza il diagnosticato. La domanda è: tutto questo considera che l’affido condiviso è un diritto del bambino e non degli adulti? Siamo certi che, a prescindere dai torti e dalle ragioni dei genitori, sui quali si dovrebbe pur indagare (e le denunce servono a questo), si stia applicando la legge sull’affido come è scritto e cioè diritto dei figli e dovere degli adulti e non viceversa, ovvero dovere dei figli (di frequentare entrambi nello stesso modo) e diritto degli adulti (eventualmente di stare vicino ai propri figli)?
Infine, è proprio il caso di sottolineare che questa PAS è stata ufficialmente disconosciuta dalla comunità scientifica e, per l’ennesima volta, non è stata inserita del DSM (Manuale diagnostico delle malattie mentali) quindi il suo uso dovrebbe essere vietato nei Tribunali per lo stesso motivo per cui non si può ricevere la pensione di invalidità per una malattia non riconosciuta. Il Movimento Per L’Infanzia, di cui l’Associazione L’ Universo Dentro è membro, è impegnato da anni nella sensibilizzazione culturale verso gli spropositi conseguenti all’abuso della Psichiatria e psicologia quando ci sono figli contesi, nell’affermazione del diritto del bambino ad essere ascoltato per essere effettivamente tutelato e protetto dagli abusi (di qualunque tipo),  nell’asserzione della necessità di svolgere indagini sui singoli casi e nella necessità di denunciare le condotte pregiudiziali che possono determinare danni serissimi nei bambini e nel futuro della società.

E’ importante che la società cominci ad interrogarsi sull’angoscia che in questo momento stanno vivendo migliaia di bambini (per non dire famiglie) e sull’opportunità di essere consapevoli che, al di là delle situazioni più drammatiche, esiste un sostrato di pensiero collettivo che va sradicato: il pregiudizio suggestivo, ovvero il giudizio prima dell’indagine e della prova oggettiva. E’ importante che si consideri che in fondo a questo gusto per il pregiudizio vi sono gli stessi bambini che vogliamo difendere nelle nostre leggi e verso i quali ci sentiamo umanamente e prioritariamente coinvolti.




Vittoria Camboni.


martedì 11 dicembre 2012

Una lettera dell'avvocato D'Amico



Riceviamo e pubblichiamo la lettera che la nostra avvocatessa di Roma ci ha inviato, non potendo essere presente al convegno in cui avrebbe dovuto relazionare. Grazie avv. Licia D'Amico, grazie infinite per essere sempre così centrata.




Caro Mimmo,
ti prego di portare oggi  il mio saluto alle amiche ed agli amici di Universo Dentro. Non sono presente mio malgrado e con grande dispiacere, perché un impegno professionale non previsto e molto delicato mi ha impedito di muovermi da Roma.
Ti chiedo di esprimere alla dott.ssa Vittoria Camboni ed a tutte le persone vicine all’Associazione ed oggi presenti all’incontro il mio vivo apprezzamento per questa iniziativa, che accende una luce importante  sulle realtà di provincia, spesso non adeguatamente considerate ed immotivatamente sottovalutate.
 In una città come Ortona, un’ associazione di persone attente, sensibili agli aspetti pratici della quotidianità  soprattutto di donne e bambini , che esprime preoccupazione per un adultocentrismo che  fino ad oggi non ha portato niente di buono , si rivela essere una grande risorsa. 

Conosco tante madri sole, che nel 2006  hanno accolto con sollievo l’introduzione dell’affido condiviso e la definizione di una responsabilità genitoriale equilibrata se non equivalente, contando su una condivisione che restituisse loro anche un pò di tempo e  di spazio per sé, ed ai loro figli  offrisse una presenza non solo apparente o esigente dell’altro genitore. Quelle stesse donne   oggi devono  fare i conti anche con una insopportabile ipocrisia e rivendicano il diritto che  di questi temi  almeno si parli in termini schietti.

Le riflessioni introdotte dalla dott.ssa Camboni e da Universo Dentro sono un contributo prezioso per tutti noi; il lavoro che nasce  da questa iniziativa merita di essere sostenuto ed incrementato, perché ha come obiettivo un nuovo modo di pensare le relazioni fra le persone e di valorizzare le loro specificità, soprattutto quando queste persone sono le donne in difficoltà ed i loro figli.
Spero in un prossimo appuntamento e vi auguro un buon lavoro per il pomeriggio di oggi.
                                                     Licia d’Amico
Roma 10 dicembre 2012